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Sabato 7 maggio 2011 è stata istituita a Mandas la sezione comunale dell'A.D.M.O.

Il Consiglio Direttivo dell'A.D.M.O.  era rappresentato dal Prof. L. Contu, dalla Sig.ra A. Fulgheri, e dalla Sig.ra A. Urru.

 Hanno partecipato all'evento,  aperto da una conferenza del Prof. Licinio Contu su 'Donazione e uso delle CSE', autorità politiche, religiose e sanitarie del Comune.

 
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Prof. LIcinio Contu sull'uso del Sangue Cordonale PDF Stampa E-mail

In questo articolo il Prof. Licinio Contu risponde ai quesiti posti da una giovane famiglia in attesa di un figlio, riguardo la conservazione del sangue del cordone ombelicale.

Buon giorno professore! Siamo una coppia di giovani sposi e siamo in attesa di un figlio,il primo! Crediamo di aver interpretato già la sua idea in fatto di conservazione in banche private dello SCO ma noi vorremmo dare a nostro figlio una garanzia, anche se forse ancora oggi poco sviluppata, di un qualcosa che in futuro se dovesse servire lui potrebbe utilizzare! Insomma le chiediamo un suo parere e qualche spiegazione maggiore su tutta la situazione che oggi c'è sull'argomento SCO, premetto poi che nella città dove siamo i nostri ospedali non avrebbero possibilità di recuperare lo SCO per uso comune, quindi la domanda è: LO RECUPERO PER ME O LO BUTTO? Aspettiamo una sua risposta con ansia e spero che almeno lei ci sappia aiutare! I nostri più cordiali saluti famiglia ...omissis.

Gentile famiglia ...omissis, la risposta al vostro quesito necessita di alcuni chiarimenti: 1) Oggi il sangue cordonale (SCO) ha in medicina una sola applicazione terapeutica valida, scientificamente documentata e confortata dai risultati ottenuti in molte migliaia di casi: il trapianto di cellule staminali emopoietiche (CSE). 2) Qualunque altra applicazione terapeutica del SCO, e in particolare quella che va sotto il nome di terapia rigenerativa che si propone di curare una grande varietà di malattie non ematologiche (diabete di tipo 1 e 2, paralisi cerebrale infantile, ictus cerebrale, sclerosi laterale amiotrofica, danno traumatico del midollo spinale, malattia di Parkinson, cisti e fratture ossee, infarto del miocardio, etc.) è del tutto ipotetica, oggetto di studi sperimentali che dovranno essere condotti per molti anni, attentamente verificati e eventualmente confermati, sia nelle premesse biologiche di base, che nei possibili effetti negativi, e nei risultati clinici della sperimentazione. Oggi non si può onestamente proporrre a nessuno di conservare il SCO per una futura terapia rigenerativa che non sappiamo se passerà mai dall'ipotesi alla realtà di una valida e documentata applicazione medica. 3) Il SCO può essere conservato ed utilizzato per scopi terapeutici per un periodo massimo di 14-15 anni dal prelievo. Non esiste alcuna prova che le cellule staminali presenti nel SCO rimangano vive e vitali oltre questo limite. Quindi, chi vuole conservare il SCO per un uso autologo (cioè per il proprio figlio donatore), deve sapere che potrà servire solamente per i primi 15 anni di vita del bambino, e dunque per curare eventualmente quelle poche malattie, con indicazione al trapianto autologo che potrebbero comparire entro i 15 anni. 4) Al 31.12.2010, erano state conservate in tutte le banche private del mondo più di 900.000 unita di SCO per uso autologo, e di queste solo 12 erano state utilizzate per trapianto autologo. Ciò significa che un neonato sano che conserva il SCO per se stesso ha una probabilità di utilizzarlo nei primi 15 anni di vita pari a 0,000013. In altri termini, solamente un bambino su 75.000 bambini che hanno conservato il SCO per se stessi lo utilizzerà. Ma 74.999 bambini lo avranno conservato inutilmente. Del resto, le malattie per le quali sono stati fatti nel mondo i 12 trapianti autologhi che ho appena ricordato sono le seguenti: Neuroblastoma 2 casi, Anemia aplastica severa 8 casi, Sarcoma di Ewing 1 caso, Leucemia linfoblastica 1 caso. Tutti casi che avrebbero potuto essere trapiantati efficacemente con SCO allogenico di donatori solidali. Ora, il rischio complessivo che un neonato sano si ammali nei primi 15 anni di vita di una malattia in cui potrebbe essere necessario il trapianto autologo di SCO, è mediamente di 1/100.000. Si tratta quindi di un rischio talmente remoto da essere praticamente inesistente. Per altro tutte queste malattie possono essere trattate efficacemente col trapianto allogenico. 5) Per confronto, al 31-12-2010, erano state conservate nelle banche pubbliche del mondo circa 450.000 unità di SCO, che avevano consentito di effettuare 25.000 trapianti allogenici. La probabilità di utilizzo per trapianto allogenico è stata dunque di 1/18 unità di SCO conservate nelle banche pubbliche. Cioè più di 4.000 volte maggiore di quella osservata per trapianto autologo da unità conservate nelle banche private . Ma ci sono altri aspetti da considerare sul vostro quesito. L'uso terapeutico del sangue cordonale, sia allogenico sia autologo presuppone il rispetto di alcuni criteri essenziali: 1) Il prelievo del SCO deve esser fatto in un Punto-nascita accreditato, da personale qualificato e autorizzato, secondo procedure stabilite dalle norme europee e nazionali, tali da fornire garanzie di sicurezza e di idoneità. Sicurezza per la mamma e il neonato donatore, che non dovranno essere esposti a nessun possibile danno conseguente all'esecuzione delle procedure di prelievo del SCO; Sicurezza per il malato che sarà eventualmente trattato con l'unità di SCO prelevata (per es.il SCO deve essere prelevato in condizioni di rigorosa sterilità e deve essere esente da infezioni trasmissibili, come HIV, HBV, HCV, CMV, EBV e Lue); Idoneità del SCO prelevato, in funzione della terapia alla quale sarà destinato, secondo i requisiti richiesti a livello internazionale, che prevedono tra l'altro un volume minimo di SCO, un numero minimo di cellule nucleate totali e di CSE totali nell'unità raccolta. 2) I Punti-nascita non accreditati, e dunque non autorizzati ad eseguire il prelievo di SCO, poichè non possiedono tutti i requisiti strutturali, di attrezzatura, di esperienza, di personale e di organizzazione, necessari per garantire sicurezza, idoneità e trasparenza, in conformità alle norme vigenti, non possono e non devono eseguire prelievi di SCO per fini terapeutici, nè per le banche pubbliche nè per quelle private. 3) Se si vuole raccogliere e conservare il SCO del proprio figlio, in condizioni di sicurezza e idoneità, e nel rispetto delle leggi, sia per uso solidale che dedicato ad un familiare (Banca pubblica), sia per uso autologo (Banca privata estera), è indispensabile che il parto avvenga in un Punto-nascita accreditato ed autorizzato ad eseguire il prelievo. 4) Se il parto avviene in un Punto-nascita non accreditato, il SCO non può essere prelevato per fini terapeutici; se tuttavia viene prelevato (contro legge), non può essere accettato in una banca pubblica; e se viene prelevato (contro legge) e conservato in una banca privata all'estero, non potrà rientrare in Italia ed essere utilizzato in un Centro Trapianti Italiano, perchè privo delle garanzie di idoneità e sicurezza necessarie. Sarà in pratica una unità di SCO buttata via, ma a pagamento. Esattamente come le 60.000 unità di SCO esportate dall'Italia e conservate in banche private estere, che non sono mai state utilizzate. 5) In Italia esistono 19 banche pubbliche e circa 300 Punti-nascita accreditati e autorizzati ad eseguire i prelievi di SCO. Se nella vostra città non c'è nessun Punto-nascita accreditato, dovreste programmare il parto e il prelievo del SCO in una città diversa in cui ci sia un Punto-nascita accreditato. 6) In ogni caso, la conservazione del SCO per un uso autologo futuro è praticamente inutile, oltre che costosa. Se potete, vi consiglio di fare una donazione solidale del SCO di vostro figlio in una banca pubblica. Potrete così contribuire a curare un malato grave che altrimenti rischierebbe di morire. Vostro figlio, nell'ipotesi remota che in futuro abbia bisogno di un trapianto di CSE, avrà alte probabilità di trovare una donazione compatibile o in Italia o all'estero.

  Auguri sinceri, Licinio Contu

 

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