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Sabato 7 maggio 2011 è stata istituita a Mandas la sezione comunale dell'A.D.M.O.

Il Consiglio Direttivo dell'A.D.M.O.  era rappresentato dal Prof. L. Contu, dalla Sig.ra A. Fulgheri, e dalla Sig.ra A. Urru.

 Hanno partecipato all'evento,  aperto da una conferenza del Prof. Licinio Contu su 'Donazione e uso delle CSE', autorità politiche, religiose e sanitarie del Comune.

 
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Complicanze tardive PDF Stampa E-mail
Le complicanze tardive del trapianto sono riportate nella tabella 13. Se si eccettua la GVHD cronica, di cui si è già riferito (v. tab. 10), sono in gran parte dovute alla chemioterapia ad alto dosaggio per ottenere la mieloablazione.

E’ importante monitorare con attenzione i pazienti trapiantati, in particolare per le alterazioni respiratorie, epatiche e renali, e per le infezioni (specie da CMV), come pure per i problemi neurologici, muscolo-scheletrici e cutanei, che possono portare a quadri molto gravi, invalidanti e anche mortali, senza però trascurare i disturbi dell’accrescimento corporeo e della fertilità. Un problema di particolare rilevanza nel decorso del trapianto di CSE, specialmente autologo, riguarda le malattie oncoematologiche. E’ il rischio di recidiva della malattia per la quale è stato fatto il trapianto. Il rischio è inversamente correlato con la GVHD e direttamente correlato con la T deplezione della sospensione di CSE che si trapianta.
Esiste infatti una chiara relazione tra la comparsa di GVHD e l’effetto GVL, cioè l’aggressione del clone neoplastico da parte delle cellule immunocompetenti presenti nella sospensione cellulare trapiantata. In realtà, le poche cellule neoplastiche che non raramente resistono alla terapia antiblastica di induzione della remissione pre-trapianto, possono essere eliminate completamente, col trapianto, dalle cellule immunocompetenti del donatore (Graft-versus-leukemia). Se questo non avviene, si verifica fatalmente la recidiva della malattia. Quindi, entro certi limiti, la GVHD è un effetto favorevole nel trapianto allogenico di malattie oncoematologiche. Questo effetto manca
totalmente nel trapianto autologo, ed è molto ridotto nel trapianto allogenico con SCO. Perciò la frequenza di recidive con questi tipi di trapianto è sensibilmente superiore a quella che si osserva nel trapianto allogenico di midollo osseo. In pratica dunque, il rischio maggiore di GVHD acuta legato al trapianto allogenico di midollo osseo e di CSE da sangue periferico, sia da donatore familiare che da donatore non familiare, nelle malattie oncoematologiche, è compensato dal minore rischio di recidiva, rispetto al trapianto di CSE da SCO e a quello di midollo osseo (o di CSE periferiche) T-depleto. Tenuto conto di tutto ciò, vediamo ora brevemente quali risultati possiamo attenderci mediamente nelle diverse malattie con indicazione al trapianto.

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