Annunci

Sabato 7 maggio 2011 è stata istituita a Mandas la sezione comunale dell'A.D.M.O.

Il Consiglio Direttivo dell'A.D.M.O.  era rappresentato dal Prof. L. Contu, dalla Sig.ra A. Fulgheri, e dalla Sig.ra A. Urru.

 Hanno partecipato all'evento,  aperto da una conferenza del Prof. Licinio Contu su 'Donazione e uso delle CSE', autorità politiche, religiose e sanitarie del Comune.

 
Home arrow Risultati del trapianto arrow Dopo l’attecchimento
Dopo l’attecchimento PDF Stampa E-mail
L’evoluzione del trapianto può essere molto diversa a seconda del tipo di malattia, delle condizioni cliniche del paziente, del condizionamento che viene attuato, della compatibilità HLA donatore-ricevente, dell’immunocompetenza del trapianto, della profilassi della GVHD, e di altri fattori imprevedibili, quali in particolare le infezioni.

Nelle malattie oncoematologiche c’è anche la resistenza del clone neoplastico alla terapia e il rischio di recidive.
Se consideriamo, per esempio, la leucemia mieloide cronica, le percentuali di successo variano infatti grandemente a seconda che il trapianto venga eseguito in pazienti con <40 anni, nella prima fase cronica della malattia, entro 1 anno dalla diagnosi. In questi casi si arriva all’80% di probabili guarigioni. Nei pazienti di 41-60 anni la percentuale di guarigione scende al 60%. Se poi il paziente è in fase accelerata di malattia, o in crisi blastica, le percentuali di successo diminuiscono rispettivamente al 40% e al 15% circa. In pratica, con il progredire dello stadio della malattia si riducono notevolmente le possibilità di successo del trapianto allogenico.
La beta-talassemia costituisce un altro esempio chiaro di come le condizioni cliniche del paziente influiscano sull’esito del trapianto. In base ai dati accumulati su un gran numero di trapianti allogenici di midollo osseo, da donatori familiari HLA identici, sono state definite da Lucarelli e collaboratori 3 classi di rischio per i beta-talassemici sottoposti a trapianto: classe I=assenza di epatomegalia, fibrosi epatica, e sovraccarico marziale; classe II= presenza di uno-due di questi fattori; classe III= presenza di tutti e tre i fattori. Se il trapianto viene effettuato in pazienti in classe I, la probabilità di guarigione, come DFS (sopravvivenza senza segni di malattia) a 10 anni) è del 98-100%; se il paziente è in classe di rischio II, la DFS è del 90-95%; se infine il paziente è in classe di rischio III, la probabilità di DFS a 10 anni è intorno al 70%. Come è stato dimostrato dall’equipe del Centro Trapianti dell’Ospedale Binaghi di Cagliari, i risultati del TMO allogenico nella beta-talassemia, non sono differenti se il donatore è un volontario non familiare, purchè sia HLA identico a livello genico, e ancor meglio se identico per aplotipi estesi. Le cause di insuccesso del trapianto possono essere precoci e tardive.

 

©2008 A.D.M.O. tutti i diritti riservati.