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Sabato 7 maggio 2011 è stata istituita a Mandas la sezione comunale dell'A.D.M.O.

Il Consiglio Direttivo dell'A.D.M.O.  era rappresentato dal Prof. L. Contu, dalla Sig.ra A. Fulgheri, e dalla Sig.ra A. Urru.

 Hanno partecipato all'evento,  aperto da una conferenza del Prof. Licinio Contu su 'Donazione e uso delle CSE', autorità politiche, religiose e sanitarie del Comune.

 
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Donazione di midollo osseo PDF Stampa E-mail
Per i donatori non familiari (donatori dei Registri) i requisiti minimi di idoneità sono quelli previsti per la donazione di sangue. Ma a differenza di questi, il donatore di midollo osseo deve avere non più di 35 anni, al momento dell’iscrizione nel Registro Italiano e non più di 55 anni al momento della donazione.

Questi limiti di età come quello minimo di 18 anni per essere iscritto nel Registro dei donatori non familiari, non valgono per i donatori familiari. La donazione di midollo osseo per un familiare può essere fatta a qualunque età, purchè siano rispettate le norme sul consenso e i criteri dell’idoneità medica alla donazione di midollo (v.tabelle 2 e 3). I criteri medici di idoneità alla donazione di midollo osseo hanno lo scopo di prevenire: (1) eventuali danni che potrebbe avere il donatore in conseguenza della procedura di prelievo del midollo osseo (che implica un’anestesia generale o peridurale), e (2) eventuali rischi infettivi che potrebbero derivare al paziente dall’infusione del midollo osseo. A questo scopo i donatori sono sottoposti a un check- up medico completo che permette di escludere dalla donazione: (1) tutti i soggetti con ipersensibilità o allergia agli anestetici, o che presentano disturbi cardiovascolari, respiratori, epatici, renali, ematologici, metabolici o immunologici tali da costituire un rischio per il donatore all’atto della donazione; e (2) i soggetti che risultino portatori di agenti infettivi trasmissibili al paziente col trapianto, e, in particolare dei virus HIV1, HBV, HCV, EBV, CMV, HS e HVZ (vedi tabella 2). I criteri immunogenetici si basano principalmente sulla tipizzazione tissutale o HLA, e prevedono, come condizione ottimale, l’identità HLA completa tra donatore e ricevente (per saperne di più, vedi Riquadro 3).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Riquadro 3. Sistema HLA.
E’ un sistema genetico complesso presente in ogni individuo nel braccio corto del 6° cromosoma (v. Fig.9) E’ costituito da 12 geni in serie, denominati, dalla regione telomerica a quella centromerica, HLA-A, C, B, DRA, DRB3, DRB4, DRB5, DRB1, DQA1, DQB1, DPA1, DPB1. Questi codificano la sintesi di due tipi di molecole che hanno struttura, distribuzione cellulare e funzioni immunologiche differenti. Le prime, HLA-A, Cw e B, sono dette molecole di classe I, sono espresse su tutte le cellule nucleate e presentano gli antigeni per la reazione immune ai linfociti T CD8+ (citotossici). Le seconde, HLA-DR, DQ e DP, sono dette molecole di classe II, sono espresse normalmente solo su cellule immunologiche specializzate (linfociti B, cellule dendritiche e macrofagi), e presentano gli antigeni per la reazione immune ai linfociti T CD4+. Sia le molecole che i geni HLA sono polimorfici, nel senso che di ogni molecola e di ogni gene HLA esistono nelle popolazioni molte versioni differenti. Così, per esempio, ci sono le molecole HLAA1, A2, A11, etc…; le molecole HLA-Cw1, Cw2, Cw3, etc… HLA-B5, B18, B65, etc…; HLA-DR1, DR2, DR3, etc; e ci sono i geni o alleli HLA-DRB1* 0101,0102, DRB1* 0201, 0202, etc. Le differenti versioni delle molecole HLA possono essere riconosciute sulle cellule degli individui, in laboratorio con anticorpi specifici.
Questo metodo di riconoscimento costituisce quel tipo di analisi che viene detti tipizzazione HLA sierologica. Le differenti versioni alleliche dei geni HLA possono essere riconosciute esaminando direttamente il DNA con metodi specifici di amplificazione e di sequenza. Questo tipo di riconoscimento costituisce quella che viene detta tipizzazione HLA molecolare o genotipizzazione. Ora, ogni individuo possiede due alleli di ognuno dei geni HLA, uno trasmesso dal padre e l’altro dalla madre, e a ciascun allele corrisponde una specifica molecola HLA. Quindi ogni individuo eredita dal padre un allele A, uno C, uno B, etc, e dalla madre un secondo allele A, C, B, etc. Queste combinazioni di alleli paterni e materni sono detti aplotipi HLA, e sono molto stabili nelle famiglie nella sequenza che va da HLA-A a DQB1. Così il padre possiede due aplotipi HLA, che possiamo indicare come aplotipi a e b, e la madre possiede altri due aplotipi HLA che indichiamo come aplotipi c e d. Ogni figlio eredita un aplotipo dal padre e uno dalla madre. Pertanto, sono possibili tra i figli solo 4 combinazioni aplotipiche diverse: ac, ad, bc e bd. Ne deriva che se due figli hanno ereditato dai genitori gli stessi aplotipi (per es. ac e ac) sono HLA identici; se hanno ereditato lo stesso aplotipo da un genitore e due aplotipi differenti dall’altro (per es. ac e ad) sono HLA semi-identici o aploidentici; se infine hanno ereditato aplotipi differenti da entrambi i genitori (per es. ac e bd) sono HLA differenti. Solo nel primo caso (identità HLA) esiste una compatibilità totale, che è condizione ottimale per un trapianto allogenico.

La probabilità statistica di identità HLA completa tra due fratelli (o sorelle, o fratello e sorella) è pari al 25%, cioè ¼. Tra due individui estranei (non familiari) tale probabilità è enormemente minore, e varia notevolmente in rapporto alla frequenza nella popolazione del fenotipo HLA che si ricerca: da una probabilità media di 1/103-1/104, per fenotipi HLA frequenti, a 1/106 o meno, per fenotipi rari. Per questa ragione la ricerca di un donatore di midollo osseo è effettuata, se possibile in prima istanza tra i familiari del paziente e in particolare tra i fratelli e le sorelle. Solo quando questa fallisce si cercherà un donatore al di fuori della famiglia, nel Registro dei donatori di midollo osseo. In pratica, si procede in una prima tappa, alla tipizzazione HLA degli antigeni A, Cw, B e DR (tipizzazione sierologica) nel paziente e nei suoi familiari. Per questo è sufficiente un prelievo di 10 ml di sangue da una vena del braccio. Se nessuno dei familiari risulta HLA identico al paziente, il donatore dovrà essere cercato fuori dalla famiglia (v. II parte par. 9). Se invece uno dei fratelli risulta identico al paziente, avendo ereditato dai genitori gli stessi antigeni HLA, con altissima probabilità l’identità sarà completa per tutti gli alleli dei due aplotipi HLA. Per accertare questo si procederà alla tipizzazione HLA degli alleli DRB1, DQA1 e DQB1 (tipizzazione molecolare) nel paziente e nel donatore. Se l’identità HLA tra il paziente e il candidato donatore sarà confermata, anche a livello molecolare, si potrà procedere al prelievo del midollo osseo e al TMO.
Oltre alla tipizzazione HLA, è necessario determinare nel paziente e nel donatore i gruppi ABO e Rh, allo scopo di prevenire possibili rischi da incompatibilità o da isoimmunizzazione, al momento del trapianto, come è stato già precisato al paragrafo 5.1.

 

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