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Sabato 7 maggio 2011 è stata istituita a Mandas la sezione comunale dell'A.D.M.O.

Il Consiglio Direttivo dell'A.D.M.O.  era rappresentato dal Prof. L. Contu, dalla Sig.ra A. Fulgheri, e dalla Sig.ra A. Urru.

 Hanno partecipato all'evento,  aperto da una conferenza del Prof. Licinio Contu su 'Donazione e uso delle CSE', autorità politiche, religiose e sanitarie del Comune.

 
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Preliveo di CSE da Sangue Periferico PDF Stampa E-mail
E’stato già precisato che il prelievo di CSE da sangue periferico prevede un preliminare trattamento del donatore con dei fattori biologici fisiologicamente presenti nel nostro organismo, allo scopo di mobilizzare le CSE dal midollo al sangue periferico.

I fattori sperimentati a questo scopo sono praticamente due. Il GM-CSF che, oltre ad agire direttamente sulla sopravvivenza delle CSE e dei progenitori, in concorso con altre interleuchine (IL3), induce il reclutamento nel ciclo cellulare sia delle CSE che dei progenitori più primitivi. Promuove così la proliferazione e la differenziazione delle CFU-GEMM, delle BFU-E, delle BFU-Mega, delle CFU-M, e dei precursori emopoietici che da queste derivano (v.fig.3). Il G-CSF agisce invece sulle CSE, indirizzandone la differenziazione in CFUG, e sulle CFU-G inducendone la proliferazione e la maturazione fino alla tappa di granulociti maturi. Entrambi i fattori devono essere somministrati a dosi molto più alte di quelle fisiologiche per ottenere

Tab.4 - Criteri di ammissione alla procedura di mobilizzazione e di aferesi delle CSE.
• Non presentare nessuna delle condizioni che controindicano la donazione di sangue e di midollo osseo;
• Non essere in gravidanza o in periodo di allattamento;
• Non essere in terapia con aspirina o antiaggreganti piastrinici, anticoagulanti, ACE-inibitori, o litio;
• Avere un emocromo normale, incluso il conteggio delle piastrine;
• Non avere splenomegalia (valutata in ecotomografia*);
• Non avere sofferto di episodi di vasculite, irite o episclente;
• Non eseere portatore di trait falcemico;
• Non avere nella storia clinica personale e familiare episodi di alterazione della coagulazione (specialmente di trombosi arteriosa o venosa);
• Avere un profilo coagulativo normale ai test di laboratorio specie per trombofilia, che includono l’analisi della AT III, della Proteina C e dell’Omocisteina;
• Avere una situazione cardiovascolare normale;
• Avere buoni accessi venosi periferici;
* L’ecotomografia della milza deve essere ripetuta almeno una volta nei giorni di somministrazione del G-CSF.

una buona mobilizzazione delle CSE midollari. E questo può comportare degli effetti collaterali e indesiderati. Per la sua efficacia e per una migliore tollerabilità, il preparato comunemente usato è il G-CSF.
Prima di essere ammesso alla procedura di mobilizzazione il donatore deve essere attentamente valutato. I criteri principali sono riportati nella tabella 4. Deve essere inoltre richiesto al donatore di firmare un consenso alla procedura di mobilizzazione e di aferesi, dopo aver avuto informazioni chiare e complete su:
1. modalità e protocollo di somministrazione del G-CSF;
2. medico responsabile della somministrazione e della procedura di aferesi;
3. effetti previsti del G-CSF, effetti collaterali e possibili effetti indesiderati e rischi che la somministrazione del G-CSF può causare, particolarmente in rapporto all’insorgenza di splenomegalia e di fenomeni trombotici (v.tabella 5)
4. modalità della procedura di aferesi e sue possibili complicazioni. Il modulo di consenso dovrà essere controfirmato dal medico incaricato dell’aferesi o da un altro medico del Servizio di aferesi. Per la mobilizzazione delle CSE, il G-CSF viene somministrato al donatore per via sottocutanea, alla dose di 10 μg/kg/die, in due frazioni giornaliere, per 4-5 giorni consecutivi, valutando ogni giorno il numero di CSE CD34+ nel sangue, mediante citofluorimetria a flusso. La raccolta delle CSE viene fatta mediante aferesi con apparecchi che impiegano materiali e circuiti sterili (v.fig. 7). La procedura comune prevede due accessi vascolari nelle braccia che consentono di prelevare il sangue da un braccio, selezionare le CSE e i progenitori, raccoglierli in un’ apposita sacca, e di reinfondere nell’altro braccio il sangue residuo. La procedura dura 3-4 ore. E’ necessario raccogliere e infondere almeno 4x106 cellule CD34+/kg di peso del ricevente, per ottenere un buon attecchimento. Questo risultato si ottiene nella grande maggioranza dei donatori con una sola aferesi. Ma in un quinto circa dei donatori occorrono due aferesi. Esiste anche un 5-10% di individui che rispondono poco o nulla al G-CSF. E’ stato osservato, tuttavia, che le probabilità di successo di un trapianto allogenico aumentano sensibilmente quando si infondono quantità di CSE molto maggiori di quelle sopra indicate. Perciò in molti centri si ricorre a più procedure di aferesi. Come è stato ricordato, la somministrazione di G-CSF può causare

 

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Fig.7 - prelievo di CSE e di Progenitori emopoietici da sangue periferico mediante aferesi
Legenda:
1 - Sacche di raccolta delle CSE periferiche
2 - Sangue intero nel separatore
3 - Sangue residuo dopo separazione delle CSE e dei Progenitori, reinfuso nel donatore
4 - Sangue intero nella centrifuga di separazione
5 - Centrifuga di separazione
6 - CSE e Progenitori emopoietici selezionati, raccolti in una sacca
7 - Sangue residuo da reinfondere

Tab.5 - Effetti collaterali da G-CSF in procedure di mobilizzazione e prelievo di CSE
da sangue periferico.

 

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* Osservati 2 casi mortali

dei disturbi che sono in generale di lieve o modesta entità, facilmente controllabili e transitori. Solo in casi estremamente rari sono stati osservati degli incidenti gravi e anche mortali. L’incidenza degli effetti indesiderati da G-CSF è riportata nella tabella 5.

 

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