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Sabato 7 maggio 2011 è stata istituita a Mandas la sezione comunale dell'A.D.M.O.

Il Consiglio Direttivo dell'A.D.M.O.  era rappresentato dal Prof. L. Contu, dalla Sig.ra A. Fulgheri, e dalla Sig.ra A. Urru.

 Hanno partecipato all'evento,  aperto da una conferenza del Prof. Licinio Contu su 'Donazione e uso delle CSE', autorità politiche, religiose e sanitarie del Comune.

 
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Le Cellule Staminali Mesenchimali PDF Stampa E-mail
Il midollo osseo contiene, insieme alle CSE, un altro tipo di cellule staminali adulte multipotenti denominate Cellule Staminali Mesenchimali (CSM). Si tratta di cellule immature dotate della capacità di autorinnovarsi e di differenziarsi continuamente in cellule specializzate tessuto-specifiche. Queste sono: osteoblasti e osteociti, condroblasti e condrociti, adipociti, mioblasti scheletrici, cellule endoteliali, cellule stromali di supporto dell’ematopoiesi, e tenociti. Le CSM si trovano nel midollo osseo a una concentrazione di 1-4/100.000 cellule nucleate. Ma sono presenti, in concentrazioni minori, anche nel sangue del cordone ombelicale, nel fegato fetale e nel liquido amniotico. Le CSM rappresentano una sottopopolazione di cellule aderenti alla plastica che possono essere facilmente espanse in vitro in presenza di solo siero senza fattori di crescita. Le CSM sembrano poter essere di notevole importanza nei trapianti allogenici, sia di CSE che di organi e tessuti, per il loro effetto immunosoppressivo. Attualmente non conosciamo ancora un marcatore antigenico specifico di queste cellule. Le CSM vengono riconosciute per la presenza sulla loro membrana di specifiche molecole di adesione (AC 133, CD90, CD44, CD73, CD105 e CD166) e per l’assenza dei marcatori emopoietici CD34, CD38, CD45, CD14 e HLA-DR.
Le CSM, dando origine alle cellule stromali del microambiente midollare, hanno un ruolo essenziale nella regolazione dell’emopoiesi midollare, in particolare per quanto riguarda la proliferazione e la differenziazione delle cellule mieloidi e delle cellule linfoidi sia B che T. Sono le cellule stromali del microambiente midollare che, anche in assenza del timo, forniscono il supporto necessario per lo sviluppo dei linfociti T nel midollo osseo, in caso di trapianto di CSE. Nel trapianto allogenico di CSE, le CSM, addizionate in dosi adeguate (≤1x106/Kg di peso del ricevente) esercitano una forte azione immunosoppressiva che diminuisce l’incidenza e la severità della GVHD (anche in caso di trapianto parzialmente incompatibile), e riduce la necessità di pesanti regimi di immunosoppressione farmacologica. L’infusione di CSM del donatore insieme alla sospensione delle CSE, accelera inoltre l’attecchimento e la ricostituzione emopoietica, inclusa quella linfoide T e B. L’impiego clinico delle CSM, dato il loro basso numero nelle sospensioni midollari infuse in un trapianto allogenico convenzionale (2-5 x 103/kg. di peso del ricevente), presuppone la loro espansione in vitro. Gli studi sono ancora in fase iniziale e devono ancora risolvere diversi problemi, ma già da oggi sembrano confermare che le CSM saranno nel prossimo futuro uno strumento estremamente importante per superare la barriera della compatibilità donatore/ricevente, sia nei trapianti allogenici di CSE che di organi e tessuti. Ma le promesse di queste straordinarie cellule non sono solo queste. Alcuni esperimenti di espansione in vitro hanno mostrato che le CSM isolate dal midollo osseo dopo 25-30 passaggi in appositi terreni di coltura, danno origine a una colonia di cellule multipotenti capaci di generare, sia in vitro che in vivo (in animali da laboratorio) numerosi tipi diversi di cellule tessuto-specifiche: c.nervose, cutanee, ematiche, ossee, cartilaginee, adipose, muscolari scheletriche e cardiache, renali, endoteliali, epatiche e pancreatiche. Queste cellule sono state perciò denominate MAPC (multipotent adult progenitor cells). Il fenomeno è stato interpretato come espressione di una particolare proprietà delle CSM (ma anche delle CSE), denominata plasticità o transdifferenziazione, per cui, in particolari condizioni (danni tessutali) queste cellule possono prendere vie differenziative diverse da quelle fisiologiche. Questa interpretazione sembra trovare conforto nei risultati clinici positivi ottenuti in diversi centri di ricerca con la somministrazione di CSM o di CSE autologhe in pazienti affetti da varie patologie (infarto del miocardio, cisti e necrosi ossee, fratture, diabete tipo 1, necrosi cerebrale acuta, arteriopatia ostruttiva, epatopatia cronica tossica). Ma la discussione è ancora aperta.
Recentemente è stato isolato dal midollo osseo un sottogruppo di CSM, non ancora ben caratterizzato,che ha dimostrato di possedere qualità sovrapponibili alla MAPC. Così i risultati delle CSM e delle CSE attribuiti a plasticità potrebbero essere invece dovuti alla persistenza nel midollo osseo di un piccolo sottogruppo di cellule dotato di un potenziale differenziativo molto più vasto di quello delle CSE e delle CSM. Una cellula staminale pluripotente, che ha caratteri di cellula staminale nervosa e produce neuroni, oligodendrociti e astrociti, è stata da poco isolata dalla gelatina di Wharton, la matrice del cordone ombelicale.
 

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